lunedì 19 marzo 2018

BEPPE BORELLA Tableaux Sculptures


C’è un aforisma che sembra formulato apposta per sottintendere la versatilità di uno scultore come Beppe Borella. È dell’umorista americano Arthur Bloch, autore del libro La legge di Murphy: «La scultura è quella cosa contro la quale vai a sbattere, in un museo, quando fai due passi indietro per guardare meglio un quadro». Bene. Borella si trova talmente a proprio agio con il marmo, l’onice, la quarzite; padroneggia e scolpisce a tal punto la materia, da permettersi il lusso di appenderla alle pareti. Di trasformarla in Tableaux Sculptures. Preziosi quadri sculture: come quelli esposti lo scorso anno a
Parigi e questi, che state osservando. L’artista lombardo parte da una superficie monocromatica (naturale o smaltata), la incide o la buca fino a creare le serie Orbite, Depth, Double Sign, Color, Spazi e Tagli che s’ispirano e reinterpretano l’arte Ottico-Cinetica, la Pittura Analitica, lo Spazialismo, le Estroflessioni. E sulla superficie, ogni volta, convivono visibile e invisibile, luci e ombre, idea e realizzazione. Vi sono poi Orbite, Epicentri e Spazi, minuziosamente incorniciati, dove Borella evidenzia le nervature del marmo; oppure (nelle ControNature) dove l’incisione spezza o esorcizza la nervatura stessa. In entrambi i casi, a prima vista, la contemporaneità del marmo si confronta con l’antichità delle cornici in legno. Nella realtà, i ruoli si ribaltano: è la storia del marmo, millenaria, a rendere contemporanee le cornici.
                                                                                                  Stefano Bianchi